
Tutti pazzi per Gavazzi
A prescindere dal valore che stai dimostrando sul campo, la storia di cui sei protagonista incuriosisce anche per il lato umano. Un triplo salto dal calcio amatoriale al palcoscenico della serie B. Proviamo a ripercorrere la tua carriera fin dai primi passi. Ho iniziato a giocare nel Taramona, un piccolo centro vicino a dove sono nato, in provincia di Sondrio. A sedici anni mi sono trasferito al Milan e lì sono stato per due stagioni nei Giovanissimi. Un'esperienza sicuramente formante poiché era la prima volta che mi allontanavo da casa e a quell'età il salto, dal punto di vista ambientale, fu notevole. In seguito sono andato un anno a Lecco prima di passare al Como per due tornei. Nel primo la squadra militava ancora nella vecchia serie C1 e in quella stagione ho assaporato it calcio professionistico disputando alcune gare in coppa Italia. L'anno dopo per problemi economici il Como fu retrocesso e dovette ripartire dalla serie D. Venni riconfermato e cominciai a giocare con piu continuità in prima squadra. Fu un campionato importante perché non avevo fino a quel momento compiuto it passaggio definitivo dal settore giovanile alla prima squadra. L'ultima tappa prima di arrivare a Vicenza è stata Renate dove ho sfiorato la promozione in seconda divisione sfumata ai play-off.
Un cammino tutt'altro che agevole il tuo, fatto di continui spostamenti e poche certezze. Come hai reagito quando a arrivata la chiamata del Vicenza? Inizialmente ero incredulo e allo stesso tempo molto felice. Il sogno di ogni giocatore avere almeno la possibilità di giocare ad alti livelli ma questa chance resta spesso incompiuta, e a lungo termine è difficile continuare a praticare questo sport. I compensi in serie D sono ovviamente equiparati alla categoria e non si può vivere di solo calcio. lo stesso avevo un'altra attivita che svolgevo contemporaneamente all'impegno calcistico e quindi è facile comprendere come si arrivi ad un certo punto ad un bivio dove si deve scegliere cosa fare del proprio futuro. Io amo il calcio e difficilmente avrei lasciato questo mondo. Tuttavia è necessario anche pensare ad altre possibilità professionali che possono garantire un futuro più sereno. Quando è arrivata la proposta del Vicenza non sapevo se avrei avuto la chance di giocarci o se sarei andato a maturare in un altro club ma sentivo che la strada nel mio personale bivio era stata decisa.
Come hai detto tu stesso, la strada per vedere concretizzate le proprie ambizioni può presentare degli ostacoli e molti ragazzi non ce la fanno e optano per scelte diverse. Cosa pensi d'aver dimostrato in più degli altri per avere la possibilità di arrivare in serie B? Come spesso accade, i traguardi speciali non si ottengono per un solo motivo ma devono concorrere varie componenti. Posso dire che un segreto può essere stato quello di avere un atteggiamento professionistico nonostante sapessi di giocare in serie D. Con un approccio serio e disciplinato più facile raggiungere buoni risultati perché durante la settimana ci si allena con intensità e si migliora costantemente mentre il giorno
della partita si getta sul campo tutta la voglia di emergere e fare bene. Quella che in gergo si definisce "fame" riveste un ruolo importante poiché ti spinge a dare il 100% in ogni occasione. Logicamente si devono possedere
anche delle qualità superiori alla media altrimenti non si compie nessun salto ed anche la fortuna gioca la sua parte. Comunque se devo sottolineare due aspetti sugli altri penso che la forza mentale e la convinzione nei propri mezzi restino i migliori alleati.
Una volta arrivato a Vicenza sei partito per il ritiro e per te è iniziata ufficialmente quest'avventura biancorossa. Come sono stati i primi giorni e quali sono state le naturali difficolta nelle quail ti sei imbattuto? Ricordo con piacere il grande entusiasmo nelle prima sedute di allenamento. Mi trovavo dove avevo sempre sognato ed inizialmente non realizzavo appieno questa nuova situazione. Avvertivo una certa emozione che però si allentava di giorno in giorno. Di grande aiuto mi sono stati i compagni che mi hanno fatto sentire da subito uno di loro senza farmi pesare alcuna differenza nonostante provenissi da una realtà minore. Il mister mi ha inserito fin dalla prima amichevole dimostrandomi fiducia e la società ha facilitato ogni tipo di problematica. In un contesto così dovevo solamente concentrarmi sul lavoro quotidiano e una condizione del genere non l'avevo mai sperimentata. Tuttavia non è stata fin da subito una strada in discesa. La preparazione fisica si è fatta sentire pesantemente poiché non avevo mai svolto in precedenza un simile lavoro ed anche i movimenti tattici da interpretare non erano semplici da assimilare. Ancora oggi trovo qualche difficoltà ma credo sia solo una questione di tempo ed applicazione.
Per te sono cambiate abitudini fuori e dentro dal campo nel giro di pochi mesi. C'è qualcosa che rimpiangi della tua precedente vita professionale e privata? Sinceramente no. Faccio quello che più mi piace a tempo pieno, ho trovato un ambiente sano che mi permette di crescere gradualmente senza pressioni particolari sia per quel che riguarda il calcio che fuori dal campo. Forse in serie D giocavo con maggiore serenità perché le attese sono sicuramente limitate e la convinzione nei propri mezzi è assodata. Qui ogni allenamento è un test, una sfida per sè stessi, per dimostrare che posso stare in questa categoria senza problemi. Nelle prime gare questa sicurezza non c'era e quindi a volte si affacciava la paura di non farcela, di non poter confrontarmi con un livello così elevato. Non ho mai rimpianto concretamente it mio recente passato ma avvertivo che la componente psicologica poteva alla lunga cedere sotto questo peso. Fortunatamente il campo ha dato da subito risposte confortanti che mi hanno permesso di acquisire la convinzione necessaria per giocare con la mente sgombra.
Tatticamente non è stato ancora facile inquadrare la tua posizione in campo sia per i tifosi che gli addetti ai lavori. Ci puoi raccontare revoluzione del tuo impiego sul terreno di gioco dal settore giovanile ad oggi? Ho iniziato come esterno di centrocampo in una mediana a quattro. Ho giocato in questo ruolo per molti anni fino all'esperienza di Como dove sono stato spostato prima dietro le punte come trequartista puro e poi impiegato come seconda punta. La duttilità tattica è sempre stata una mia caratteristica che mi sono portato come dote preziosa anche qui a Vicenza. Nelle posizioni che ho citato prima mi trovo piuttosto bene e riesco a fornire prestazioni della medesima qualita. In questo avvio di campionato ho variato quasi ogni gara provando addirittura a fare la prima punta nella trasferta di Crotone. Lì ho trovato qualche problema in più visto che non ho né la stazza né il fiuto del goal del centravanti vero ma cercherò di migliorarmi anche nell'interpretazione di questa situazione. Il mister punta molto sull'organizzazione del gioco e sui movimenti da fare durante le partite e richiede grande attenzione in tutte le fasi. Sento che sto migliorando molto dal punto di vista tattico ma forse è ancora il lato con piu lacune.
Hai giocato con continuità dando sempre un contributo sostanzioso in termini di qualità e quantità. Nella sfida interna contro il Mantova hai segnato anche la prima rete tra i professionisti. Che considerazioni puoi fare del tuo momento personale? Non posso che essere soddisfatto. La gioia del primo goal davanti ai nostri tifosi è stata immensa anche se poi la mia rete non è servita a conquistare i tre punti e quindi e rimasta un po' d'amarezza. Sento la fiducia attorno a me e questo mi sprona a dare sempre di più in modo particolare durante la settimana. Mi alleno con giocatori che hanno militato in serie A o che giocano in serie B da molto tempo e questo contribuisce notevolmente alla mia crescita. Torno ad esempio alla gara contro il Mantova dove prima di fare goal ho fallito alcune occasioni limpide. Il lavoro può aiutarmi a crescere nelle situazioni sotto porta dove ancora non riesco ad avere la freddezza necessaria per metterla dentro. Si torna sempre all'aspetto del lavoro che sono convinto possa portarti lontano.
Hai assaggiato da poco la cadetteria ma che idee ti sei fatto di questo campionato e dove credi potrà arrivare il Vicenza? Il campionato è duro e non ti lascia molto tempo per ambientarti. L'intensità è tanta e serve davvero una concentrazione massimale in ogni momento perche al primo calo di attenzione viene regolarmente punito. Forse venendo dalla serie D ero abituato ad una componente agonistica prevalente e quindi il passaggio è stato piuttosto indolore. Noi abbiamo una formazione con tutte le caratteristiche giuste per fare bene: giocatori dotati di un buon tasso tecnico, altri che privilegiano la corsa e un allenatore con esperienza che sa come costruire un gruppo e dare una propria identity alla squadra. In generale non vedo una formazione che può ammazzare il torneo dando una dimostrazione di netta superiorità. Tutti dovranno lottare in ogni gara senza risparmiarsi e chi avrà piu energie in primavera potrà effettuare lo strappo decisivo per la promozione. Noi proveremo a stare lì, a ridosso delle prime. Con un po' di costanza nei risultati credo non sia impossibile centrare un posto nei play-off.
L'ultima domanda la riserviamo a una tua riflessione personale. Sei protagonista di una favola che sembra non fermarsi. Che messaggio vuoi mandare a tutti quei ragazzi che sognano di ripercorrere le tue orme? Io non ho ancora fatto niente e quindi non mi sento nella condizione di dare consigli ai più giovani. Forse è proprio questo mio non sentirmi arrivato che mi permette di fare meglio ad ogni partita che gioco. Posso dire ai più giovani di giocare a calcio solo ed esclusivamente per divertirsi ma farlo allo stesso tempo con serietà e dedizione. Questo approccio spesso viene confuso con una perdita dell'aspetto giocoso ed invece, a mio avviso, non c'è alcuna mancanza di spontaneità in questo atteggiamento. Riassumendo il concetto, ai giovani dico: tanto lavoro e voglia di migliorarsi, determinazione nel raggiungere i propri obbiettivi e piedi ben piantati per terra, sempre.
intervista a cura di Nicola Cogo per "Vicenza Biancorossa"


