Il terzino che mancava

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Il terzino che mancava

 

Ferri partiamo dal fondo. Dopo alcune stagioni in serie A da protagonista, a settembre sei arrivato a Vicenza. Cosa ti ha spinto a vestire la casacca biancorossa? Chiuso il campionato con la Sampdoria mi sono svincolato e sono rimasto sul mercato per tutto il periodo estivo continuando ad allenarmi ed attendendo una proposta. Ad un certo punto si è fatto avanti il Siena che mi avrebbe fatto mantenere la massima serie. Tuttavia non vedevo un interesse reale nei miei confronti e personalmente sentire la fiducia fin da subito è fondamentale. A settembre si è proposto il Vicenza e immediatamente ho avuto la sensazione che la società puntasse forte su di me. Mi ha colpito la serietà del progetto, la determinazione della dirigenza e scegliere questi colori è stata una logica conseguenza.

E' passato ormai qualche mese da quando sei giunto a Vicenza. Puoi già fare un primo bilancio di questa esperienza? Non ho avuto dubbi nemmeno al momento della firma e questi primi sei mesi hanno rafforzato l'idea della bontà della mia scelta. Girando in molte squadre ho incontrato molti giocatori che erano transitati per Vicenza e tutti me ne avevano parlato molto bene. Parlo ad esempio di Toni e Zauli a Palermo o Biondini a Cagliari.

Tutti hanno conservato un ottimo ricordo di questa città e queste testimonianze hanno facilitato il mio approdo.

Mi sono ambientato in fretta anche perché Vicenza è a misura d'uomo e lascia vivere e lavorare serenamente. Scendere di categoria non è stato assolutamente un problema poiché in un momento delicato che ha investito anche il mondo del pallone si prediligono altri requisiti quali la solidità del Club e la qualità del progetto.

E detto da te ha sicuramente un valore speciale visto il gran numero di piazze che hai cambiato in questi anni. Ci puoi raccontare come hai mosso i primi passi della tua carriera? Ho fatto tutto il settore giovanile nel Milan fino alla primavera. L'ultimo anno giocavo il sabato con i miei coetanei ma durante la settimana mi allenavo in pianta stabile con la prima squadra. Allenarsi con giocatori di quel livello è davvero una scuola quotidiana e tu giovane ti senti realmente un allievo. Ovviamente la speranza di debuttare ed essere trattenuto da una squadra di quel blasone esiste sempre ma a fine stagione sono stato mandato a Cesena per maturare. Sono passato successivamente alla Triestina prima di venire acquistato dal Palermo. In Sicilia ho vissuto un biennio fantastico con la promozione in serie A e la qualificazione in Coppa Uefa al primo anno. Da lì sono andato a Cagliari dove dopo tre anni e mezzo a buo_ni livelli ho avuto dei problemi accettando l'offerta della Sampdoria. Terminato il torneo scorso mi sono svincolato ed ora eccomi qui.

Da quando sei sceso in campo mister Maran ti ha sempre impiegato come terzino destro. Hai sempregiocato in questo ruolo? Si, è il mio ruolo naturale fin da quando ho iniziato nelle squadre giovanili. Sono stato impiegato anche come centrale puro o in una difesa a tre come centrale di destra ma più che altro in situazioni di emergenza. Il fisico mi consente di stazionare anche come marcatore al centro dell'area ma preferisco senz'altro giocare sulla fascia. Mi piace partecipare alla costruzione dell'azione, propormi in avanti e andare al cross se possibile. Come tutti ho dei punti nei quali voglio migliorarmi come ad esempio la precisione nei traversoni dal fondo o magari una maggiore cattiveria in zona goal nelle occasioni in cui salgo in area avversaria sulle palle da fermo. Tuttavia sento di essere cresciuto molto in questi anni e quindi so che con il lavoro niente è precluso nella mia crescita professionale.

Parliamo un po' dell'andamento della squadra in questa prima parte del campionato. Come valuti le prestazioni che sono state fornite fino ad ora? Non sono certo io che posso dare valutazioni sul lavoro della squadra anche perché da dentro è sempre difficile vedere pregi e difetti in maniera obiettiva. Posso dire che l'iniziale filotto di pareggi interni può avere condizionato il nostro cammino al Menti sotto l'aspetto psicologico. Fuori casa abbiamo sempre fatto delle buone partite, anche su campi difficili, con grande personalità e convinzione nei propri mezzi.

La cosa che più di altre mi preme sottolineare è il grande impegno che il gruppo dimostra sia nelle partite che durante la settimana. E'un atteggiamento che per esperienza personale sono sicuro che porterà sempre i suoi frutti; magari non subito ma alla fine i grandi progressi consentono traguardi notevoli. Fino ad ora inoltre non siamo stati messi sotto da nessuno, tranne forse la gara di Modena dove però sono subentrate delle circostanze rocambolesche.

A proposito di Modena, in quella partita sei stato coinvolto un episodio decisamente strano e che ha incuriosito tutti gli appassionati di calcio. Puoi raccontarci la tua versione dei fatti di quella doppia espulsione? Effettivamente il giorno seguente mi hanno cercato anche tutte le testate nazionali per chiedermi spiegazioni di come erano andate realmente le cose, anche perché credo sia la prima volta che accade una cosa simile su un campo di calcio professionistico. Tutto è nato da un mio fallo sulla destra in cui ho subito un infortunio. Quando ero terra ho visto l'arbitro correre verso di me ed ho pensato quindi che il giallo fosse a mio carico invece il direttore di gara aveva deciso di ammonire Signori che aveva allontanato la sfera. Al mio secondo intervento falloso ero convinto che il rosso fosse giusto perché non avevo capito che la sanzione precedente fosse rivolta al mio compagno. Sono stati minuti davvero di grande confusione e di imbarazzo generale. Almeno non sono stato squalificato per la sfida successiva. Sarebbe stato il danno oltre la beffa.

Hai militato sia in serie B che in A dove hai trascorso le ultime 5 stagioni. Come ti sei trovato a tornare nella cadetteria a distanza di un quinquennio? A volte si pensa che l'adattamento riguardi esclusivamente il salto in una categoria superiore ma non è così. Ogni torneo ha le sue caratteristiche e bisogna sapersi calare con le giuste motivazioni sia che si giochi in serie A, B o Lega Pro. La serie cadetta ha ad esempio dei connotati unici come l'equilibrio, l'importanza della continuità dei risultati o la forza agonistica da impiegare in ogni gara senza potersi risparmiare.

Dalla mia ultima avventura a Palermo il fattore fisico è stato ancora più esasperato e si bada con maggiore decisione alla quantità rispetto alla qualità. Si perde senz'altro qualcosa per quel che concerne la manovra o l'aspetto tecnico ma si assistono a gare intense, giocate sul filo di lana e che creano interesse nel pubblico.

Ho notato anche una evoluzione ulteriore dal punto di vista tattico. Tutte le formazioni, anche le neopromosse, mettono i mostra un organizzazione di gioco notevole e ciò contribuisce ulteriormente a creare incertezza sugli esiti delle partite.

Hai da poco assaggiato la massima serie e sai come si vince un campionato di serie B. Cosa credi sia determinante per aspirare a un campionato di vertice? Come ho detto prima la B ha delle caratteristiche particolari. La continuità è fondamentale perché a volte un pareggio può far storcere il naso e da l'impressione di non avanzare in graduatoria ma la sconfitta è sempre da evitare. Porta scorie che poi intaccano il lavoro settimanale e mina le sicurezze dello spogliatoio. L'entusiasmo è un altro fattore che non deve mai mancare. L'unione di intenti di società, tifosi e squadra crea un ambiente positivo e questo facilita il raggiungimento di traguardi importanti. Bisogna saper nascondere bene le eventuali difficoltà che subentrano naturalmente nel corso di un campionato ed avere la qualità necessaria per vincere anche le partite più difficili. Servono tante cose ma ritengo che il Vicenza possa vantare queste caratteristiche per giocarsela fino alla fine nelle posizioni alte della classifica.

Dopo tanto girovagare per l'Italia sei arrivato a Vicenza. Quali sono i tuoi obiettivi personali per il futuro anche in relazione alla tua attuale presenza in biancorosso? Forse posso sembrare retorico quando dico che vivo alla giornata e preparo con serietà l'impegno successivo senza fare troppi calcoli o progetti. Sono ormai in questo mondo da parecchi anni e la mia esperienza mi ha insegnato che non bisogna fare troppo affidamento ad eventuali programmi anche perché molto spesso, in questo mondo, la superficialità e le chiacchiere prendono il sopravvento sui fatti e gli impegni. Voglio vivere tranquillamente ogni momento senza farmi condizionare troppo. Venendo qui a Vicenza ho deciso di rimettermi in discussione come professionista. Posso affermare che questa scelta ha portato stimoli nuovi che mi stanno consentendo di fare buone cose. A fine stagione tirerò le somme insieme alla società e nel caso entrambe le parti siano soddisfatte sarò ben felice di continuare la mia avventura con questa maglia.

intervista a cura di Nicola Cogo per "Vicenza Biancorossa"

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